Gloria Tricamo è una chitarrista e cantautrice la cui passione per l’arte sembra non conoscere confini. Laureata in architettura, attraversa con naturalezza scenari teatrali e musicali, lasciando che tutte queste esperienze si fondano e risuonino nella sua musica. È difficile pensare che il suo EP d’esordio, Una piccola guerra, non sia il frutto di questa contaminazione profonda.
Un titolo audace per un lavoro altrettanto coraggioso: sfrontato, controcorrente, ma sempre delicato. Quattro brani intensi, in cui ogni parola ha un suo ruolo preciso, ogni suono è calibrato con eleganza. Un EP che si muove in bilico tra sogno e realtà, tra immagini oniriche e frammenti di quotidiano.
Cerco di coglierne l’essenza, un brano alla volta:
Discount – Luci al neon in un paese di provincia: è lì che prende forma la prima parte dell’esistenza raccontata. Il brano ha il sapore autentico e nostalgico di una polaroid sbiadita, e si muove tra tinte retrò e piccoli grandi sentimenti, sospesi in un’atmosfera che sa di giovinezza e malinconia.
Euforia – Chitarre elettriche arpeggiate e sensuali, accompagnano un testo che evoca sospensioni, attese, vibrazioni interiori: ogni nota fluttua in una bolla emozionale.
Una piccola guerra – La title track è una riflessione sulle contraddizioni del nostro tempo: una società iperconnessa ma sempre più incapace di comunicare davvero. È qui che il coraggio compositivo di Gloria Tricamo si mostra in tutta la sua forza, tra liriche taglienti e arrangiamenti essenziali ma potenti.
Scompare – Un confronto a due voci, tra storia collettiva e racconto intimo. Un brano che scava, che mette a nudo. È un conflitto interiore che si traduce in musica e cresce in un dinamismo sonoro che esplode senza mai perdere la misura.
L’intero lavoro è sostenuto dalla produzione sensibile e raffinata di Luca Carocci, che ne valorizza ogni sfumatura, lasciando spazio all’autenticità dell’autrice.
Una piccola guerra è un esordio sorprendente, che suona già maturo senza mai risultare compiaciuto. Un EP consapevole, personale, colto e “coltivato”: una promessa di bellezza.

Lascia un commento