Le Feste Antonacci, suoni elettronici e drammaturgia in “UOMINI CANI GABBIANI”

UOMINI CANI GABBIANI è il titolo del primo album del progetto Le Feste Antonacci per Panico Dischi. Un concentrato di elettro pop e storie di vita soffuse, drammaturgicamente narrate senza troppi giri di parole.

Linee di basso ipnotiche e voci che si ricorrono caratterizzano l’opening track UOMINI NUDI, manifesto sonoro a metà strada tra devozione e blasfemia. Il brano lascia poi spazio a P.U.L.P., altra traccia che anticipava il disco completo: un vortice di significanti senza tregua incasellati su suoni elettronici e elettrificanti. L’ascoltatore giunge alla terza traccia e la sensazione è simile a quella di quando parti per un lungo viaggio e ti sembra di dimenticare da dove sei partito e non vuoi assolutamente tornare indietro.

UOMINI CANI GABBIANI è un’opera di sette tracce, l’ultima è quella omonima ed è forse quella più disorientante, apice nonché sintomo di una fase prolifica del percorso artistico del progetto Le Feste Antonacci.

Ogni singolo elemento del disco infatti è suonato, cantato, registrato, prodotto, mixato da loro: la cattedrale sonora di una Chiesa guidata da due sacerdoti (in)fedeli al culto delle 4B: Battisti, Battiato, Beatles e Bach. Ma dentro ci mettono anche il prog, il jazz, il rock e tutto ciò che vibra. Beat che trafiggono, basslines monotonali che sorreggono architetture di groove, ingredienti di eclettismo estremo: il tutto per un disco che fa il giro e risulta comunque e deliziosamente fruibile.

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