C’è un brano che nel 1956 vende 980 000 copie senza alcun tipo di campagna pubblicitaria. Si tratta di “Che bambola” del mitico, iconico Fred Buscaglione. Il singolo, pubblicato l’anno precedente, è innovativo. Fino a questo momento la canzone italiana si fa strada per le caratteristiche melodiche e una lacrimevole narrazione dei sentimenti buoni. Ironia e trasgressione sono invece le tinte distintive delle immagini trasmesse da questo brano: che bambola è una canzone criminale, si inserisce in un filone swing drammaturgico in cui fanno da protagonisti un uomo o, meglio, uno spaccone e una donna alquanto attraente. lo sviluppo della storia è inaspettato:
“Lei si volta, poi mi squadra come fossi uno straccion / Poi si mette bene in guardia come Rocky, il gran campion / Finta il destro e di sinistro lei m’incolla ad un lampion / (fischio) Che sventola!”
C’è un capovolgimento degli stereotipi di quell’epoca e una donna riesce in qualche modo a tener testa al tipico spaccone dal whisky facile. Il brano innova non solo lo scenario valoriale e narrativo, ma anche quello sonoro: vengono introdotti il fischio, lo scoppio di petardi e persino il canto del cucù. Il brano presenta dunque una donna grintosa e uno swing tutto da ballare. Inutile dire che la vicenda discografica non è delle più semplici, ma è la casa discografica Fonit-Cetra ad aggiudicarsi un brano dirompente destinato a diventare un importante pezzo di storia.
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