1968 – La storia di due capolavori che hanno segnato gli anni Sessanta

“Azzurro”: quando Celentano incontra il genio di Conte

Non è un lento, non è una ballata. Eppure, Azzurro di Adriano Celentano resta uno dei brani più rappresentativi della musica italiana. Dietro il successo del Molleggiato si nasconde la penna raffinata di Paolo Conte, compositore avvezzo a creare melodie che sfuggono alle mode del momento, e quella di Vito Pallavicini per il testo. Un connubio creativo che ha generato un successo forse imprevedibile.

Il brano racconta di attesa, mancanza, nostalgia. Sono gli anni Sessanta, l’Italia corre veloce sulle ali del boom economico mentre la cultura di massa subisce trasformazioni profonde. Azzurro sembra evocare un passato di lentezza contrapposto alla modernità sempre più frenetica, o forse racconta l’alienazione crescente dell’individuo contemporaneo. La canzone, non immediata nella sua struttura, penetra comunque prepotentemente nell’immaginario collettivo nazionale.

“La bambola”: Patty Pravo e l’anticonformismo che diventa icona

L’altro grande successo del 1968 è La bambola, il brano che trasforma Patty Pravo da immagine ribelle a vera icona anticonformista. Il testo affronta il tema di una ragazza ridotta a oggetto, in contrapposizione al suo desiderio di emancipazione e indipendenza.

Curiosamente, l’artista veneziana inizialmente mostrava scarso entusiasmo per il pezzo. Ma una volta entrata in studio di registrazione, non ci furono più dubbi: la sua intensità espressiva e la grinta interpretativa si sposavano perfettamente con un arrangiamento carico di tensione. Il risultato è un brano dal fascino magnetico, capace di catturare l’spirito di un’epoca in trasformazione.

Risposta

  1. Avatar Il 1969 e il successo di Nada – Michela Moramarco

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