Gli anni Settanta si aprono all’insegna dell’introspezione e dell’impegno sociale. Il decennio porta ancora le cicatrici della tragica scomparsa di Luigi Tenco, avvenuta nel gennaio 1967 durante il Festival di Sanremo, che ha lasciato un vuoto incolmabile nella musica italiana.
Il cantautorato evolve verso una dimensione sempre più riflessiva e politicamente consapevole. Fabrizio De André pubblica La buona novella, concept album nato dalla lettura dei vangeli apocrifi, mentre Francesco Guccini dà alle stampe L’isola non trovata, confermando la sua scelta di allontanarsi dalle logiche puramente commerciali.
Tuttavia, la televisione mantiene il suo ruolo di principale veicolo per le novità musicali. Canzonissima rimane il programma di riferimento: nell’edizione del 1970, condotta anche da Raffaella Carrà, la showgirl interpreta la sigla Ma che musica maestro, che conquista le classifiche rimanendo in hit parade per diverse settimane.
Si delinea così una duplice anima della musica italiana: se da una parte il cantautorato assume un ruolo sempre più impegnato socialmente e politicamente, dall’altra il circuito mainstream – quello che oggi definiremmo tale – propone un intrattenimento più leggero. Ne è esempio emblematico Raffaella Carrà che balla il Tuca Tuca con Alberto Sordi, creando un fenomeno di costume destinato a segnare l’immaginario collettivo.
Questa dicotomia caratterizzerà profondamente il panorama musicale del decennio, tracciando una linea di demarcazione tra musica d’impegno e spettacolo popolare che influenzerà gli sviluppi successivi della cultura italiana.
Continua a leggere Pezzi di Storia: 1969 e il successo di Nada!

Lascia un commento