Nel cuore degli anni Settanta l’Italia assiste alla fine del miracolo economico. Quel periodo di crescita e fiducia nato con la ricostruzione postbellica si arresta, lasciando spazio a un clima di incertezza e a una crisi profonda dei valori. È in questo scenario che Giorgio Gaber pubblica Far finta di essere sani (1973), un album capace di restituire, con ironia amara e lucidità disarmante, l’alienazione dell’uomo e della donna travolti dall’epoca del consumismo.
La lotta di classe, che avrebbe dovuto scuotere le fondamenta della società, non approda a un reale cambiamento strutturale. Al contrario, le classi subalterne finiscono spesso per inseguire il modello borghese, adottandone valori, stili di vita e priorità. Più che immaginare un’alternativa, prevale il desiderio di assimilare mode e simboli di altri, compresi frammenti esotici come le filosofie orientali che, pur affascinando i giovani, raramente portano a una trasformazione interiore autentica.
Gaber fotografa questa condizione con chiarezza: ci mette di fronte alla nostra disponibilità a svenderci pur di sentirci parte di un sistema che, mentre ci accoglie, ci svuota. E la sua analisi, ancora oggi, resta sorprendentemente attuale.
Il 1973 è però anche un anno di successi in ambito pop: esce infatti il 45 giri Pazza idea/Morire tra le viole. È proprio Pazza idea a imporsi come una delle hit del decennio. Il brano, destinato a restare nella memoria collettiva, segna una delle tappe decisive della carriera di Patty Pravo, che in quegli anni diventa voce simbolo di un’epoca complessa ma capace di regalare emozioni e pagine indimenticabili della musica italiana.

Lascia un commento