C’è qualcosa di profondamente onesto in “Scheletri”, il nuovo lavoro di Centerbe che conferma il cantautore toscano come una delle voci più autentiche del rock alternativo italiano. L’artista ha aperto i concerti di artisti come Cristiano Godano dei Marlene Kuntz e Perturbazione; adesso propone dodici tracce che respirano di vita vera, quella che lascia cicatrici e insegnamenti, raccontata con la stessa intensità emotiva dei Pearl Jam ma declinata nella lingua del cantautorato tradizionale italiano d’un tempo.
L’album è un viaggio nell’intimità universale, quel territorio dove il personale diventa condivisibile: tutti abbiamo scheletri nell’armadio e Centherbe lo sa bene quindi costruisce ogni canzone come una confessione necessaria, mai compiaciuta. Le chitarre sono morbide ma taglienti, capaci di accarezzare e ferire nella stessa misura, mentre la produzione lascia respirare ogni strumento senza sovrastrutture.
Il folk si intreccia al cantautorato classico italiano, ma con una sensibilità rock che emerge prepotente nei momenti più intensi. Non c’è retorica, solo storie vissute sulla pelle: amori finiti male, disillusioni, ricerca di un equilibrio sempre precario. La voce di Centherbe ha quella ruvidezza sincera che ti fa credere a ogni parola, come se stesse raccontando proprio a te, in una stanza buia, le sue verità scomode.
Scheletri è un disco necessario, coraggioso nella sua vulnerabilità, che non cerca facili consolazioni ma offre compagnia nella solitudine condivisa. Musica per chi non ha paura di guardarsi dentro.

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