Lucia Filaci e Vittorio Cuculo: nel disco “A due voci” il jazz si fa dialogo emozionale

C’è qualcosa di coraggiosamente intimo in A due voci, il nuovo lavoro di Lucia Filaci e Vittorio Cuculo pubblicato il 28 novembre per AlfaMusic.

Il titolo non mente: qui si tratta davvero di due voci che dialogano. Da una parte la vocalità multiforme e virtuosa di Lucia Filaci, capace di attraversare registri ed emozioni con una naturalezza che stupisce. Dall’altra il sax di Vittorio Cuculo, imprevedibile quanto basta per non annoiare mai, gradevole quanto serve per conquistare anche chi il jazz lo frequenta poco. Insieme costruiscono un discorso musicale che non ha fretta di arrivare, che si concede divagazioni tra jazz, pop e il grande cantautorato italiano senza mai perdere la bussola.

Ascolta qui “A due voci”

Quello che colpisce è l’autenticità: in tempi in cui il jazz rischia spesso di rifugiarsi in formule sicure o, al contrario, di perdersi in sperimentazioni fini a sé stesse, Filaci e Cuculo scelgono una terza via. Fanno del dialogo la loro cifra stilistica, dell’apertura all’alterità il loro manifesto poetico. Il risultato è un viaggio sonoro che sa di incontri veri, di ricerca autentica, di quella curiosità musicale che è sempre più rara.

E poi c’è la sorpresa finale, una chicca che chiude il disco: l’elettronica entra in scena come protagonista inaspettata. Non è un tradimento del genere, ma un’apertura ulteriore, un modo per dire che il jazz vero non ha paura di contaminarsi, di rischiare, di reinventarsi. Ed è gradevole, non forzata: si inserisce nel discorso con la stessa naturalezza con cui, in una conversazione tra amici, può emergere un tema nuovo e inatteso.

A due voci è un disco che merita ascolto e tempo. Non uno di quelli che si consumano in fretta, ma uno di quelli che crescono, che si aprono a poco a poco, rivelando nuove sfumature a ogni passaggio. Un inno all’ascolto reciproco, in fondo, in tempi in cui tutti parlano e nessuno ascolta più.

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