Il biennio 1971-72 è un crocevia infuocato nella storia italiana. Le piazze ribollono di proteste operaie, scioperi e cortei studenteschi: è l’eco dell’“autunno caldo” iniziato nel 1969, che non accenna a placarsi. Si entra negli anni di piombo, tra attentati di estrema sinistra e destra, mentre la controcultura hippy attecchisce con il suo carico di pacifismo, droghe leggere e opposizione alla guerra del Vietnam.
Il 1971 è l’anno in cuiLucio Battisti svolta verso un pop d’autore più complesso con Amore e non amore, una sorta di concept album che affronta il tema dell’amore con angolazioni nuove. La separazione è altrettanto netta dal punto di vista musicale: i brani dedicati al non amore sono pezzi rock n roll con influenze blues, mentre quelli dedicati all’amore sono pezzi che alludono al prog rock e che fanno largo uso dell’orchestra sinfonica.
Sanremo perde centralità: nel 1971 vince Nada con Il cuore è uno zingaro, l’anno dopo Nicola Di Bari con I giorni dell’arcobaleno, ma il Festival comincia a sembrare vecchio ai giovani, attratti dai 33 giri e dai nuovi fermenti underground.
Il rock si fa sempre più progressive. Arrivano le sonorità anglosassoni che ispirano la Premiata Forneria Marconi, al debutto nel 1972 con Storia di un minuto, e il Banco del Mutuo Soccorso con il loro primo album omonimo. Si apre così la grande stagione del prog italiano.
La musica diventa denuncia e identità: il beat e la melodia leggera lasciano spazio al cantautorato impegnato e al rock progressivo, colonne sonore di una generazione che scende in piazza e riscrive la cultura italiana tra festival alternativi e raduni pop-rock.

Lascia un commento