1975, “Rimmel” è l’album che divide la critica e conquista il pubblico

Nel panorama musicale italiano del 1975, pochi dischi hanno generato un dibattito così acceso quanto Rimmel, il quarto album di Francesco De Gregori pubblicato dalla RCA Italiana. Un lavoro che ha spaccato in due la critica dell’epoca, diventando sia un fenomeno commerciale straordinario sia un punto di svolta nella sensibilità della canzone d’autore italiana.

Giaime Pintor contro De Gregori

La recensione più dura arrivò dalla penna di Giaime Pintor, che non risparmiò parole taglienti per demolire quello che considerava un tradimento delle aspettative. Per il critico, Rimmel rappresentava niente di più che “un canto kitsch alla Baci Perugina”, un’opera intrisa di melensaggine che commetteva addirittura “reato di lesa cultura”.

Pintor vedeva nell’album una raccolta di “ammiccamenti sparsi“, una deriva commerciale che allontanava De Gregori dalla purezza poetica che ci si aspettava da un cantautore della sua levatura. La frase che meglio sintetizza il suo giudizio impietoso rimane celebre: “De Gregori non è Nobel, ma è Rimmel” – un’affermazione che voleva essere una condanna definitiva, ma che il tempo avrebbe trasformato in una profezia involontaria.

La difesa di Simone Dessì

A controbattere la stroncatura di Pintor ci pensò Simone Dessì (pseudonimo di Luigi Manconi), che con lucidità critica seppe cogliere quello che sfuggiva ai detrattori dell’album. Secondo Dessì, De Gregori non stava tradendo la sua vocazione artistica, ma stava invece “segnando un nuovo modo di usare la parola e di veicolare messaggi”, indipendentemente dal registro più o meno romantico adottato.

L’intuizione di Dessì si rivelò profetica: Rimmel rappresentava davvero “un prima e un dopo nella storia delle sensibilità alla canzone italiana“. Il cantautore romano stava sperimentando un linguaggio diverso, più diretto e quotidiano, capace di parlare alle emozioni senza rinunciare alla profondità poetica.

Quello che Pintor aveva interpretato come un limite si rivelò essere la vera forza dell’album: il tono confidenziale che De Gregori adottava nelle sue canzoni. Questa scelta stilistica, lungi dall’essere una concessione al mainstream, rappresentava una rivoluzione silenziosa nel rapporto tra artista e pubblico.

I numeri parlano chiaro: Rimmel diventa il disco più venduto del 1975, conquistando un pubblico trasversale che andava ben oltre la cerchia degli appassionati di canzone d’autore. Il successo commerciale non era frutto di compromessi artistici, ma della capacità di De Gregori di intercettare un bisogno profondo di autenticità emotiva.

Risposta

  1. Avatar 1976, Ironia e denuncia sociale di Rino Gaetano – Michela Moramarco

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