Con Colpa d’Alfredo, Vasco Rossi inaugura il decennio che lo consacrerà come voce ribelle del rock italiano. Il brano, contenuto nell’album omonimo, rappresenta un momento cruciale nella definizione del suo personaggio artistico: il “provocautore” che mescola ironia tagliente e denuncia sociale.
La canzone è un vero e proprio racconto con un linguaggio diretto e senza filtri, che anticipa quella trasgressione che diventerà la sua marca distintiva. Non è una provocazione fine a sé stessa, ma uno specchio spietato della borghesia italiana degli anni Ottanta, con ipocrisie e contraddizioni.
Musicalmente, il pezzo segna l’evoluzione dal cantautorato tradizionale verso un sound più rock, pur mantenendo la centralità del testo tipica della scuola italiana. Vasco dimostra come sia possibile rinnovare il cantautorato senza tradirne l’essenza narrativa.
L’impatto intergenerazionale è evidente: mentre i giovani trovano in Vasco un portavoce delle loro inquietudini, gli adulti si dividono tra scandalo e riconoscimento. Colpa d’Alfredo anticipa quella capacità unica di Vasco di parlare contemporaneamente a strati eterogenei di pubblico, utilizzando la provocazione come chiave universale di lettura della realtà umana.
Il brano rimane una pietra miliare che ha ridefinito i confini della canzone d’autore italiana, aprendo la strada a una generazione di artisti più liberi espressivamente.

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