Jovanotti la rivoluzione del rap italiano
Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, ha effettivamente rappresentato una svolta epocale portando il rap e l’hip-hop al grande pubblico italiano. Con brani come Gimme Five aveva già iniziato a sperimentare con sonorità nuove per il panorama musicale nostrano, mescolando rap, funk e pop in modo accessibile e orecchiabile. Il suo stile fresco, vicino al linguaggio giovanile e alle mode metropolitane, intercettava l’esigenza di una generazione che cercava nuovi codici culturali. In un’Italia dell’avvento delle radio libere e dal crescente peso della televisione commerciale, Jovanotti seppe dare una voce musicale a quel nuovo mondo urbano. La sua capacità di rendere “italiano” un genere nato negli Stati Uniti lo ha reso un pioniere assoluto, aprendo le porte a una scena rap che negli anni successivi avrebbe preso strade più radicali e socialmente impegnate.
Edoardo Bennato e “Viva la mamma”
Edoardo Bennato, già veterano della scena musicale italiana dagli anni ’70, con Viva la mamma ha confermato la sua capacità di reinventarsi pur mantenendo il suo stile inconfondibile, caratterizzato da testi ironici e melodie accattivanti. Il brano, apparentemente leggero e giocoso, è in realtà un commento brillante alla centralità della famiglia tradizionale nella società italiana dell’epoca, dove la figura materna continuava a essere un punto di riferimento imprescindibile. Bennato sapeva parlare al grande pubblico, mescolando leggerezza e profondità, e riusciva a riflettere con umorismo su un’Italia che oscillava tra modernizzazione e tradizione.
Il 1988 e la canzone italiana
Il 1988 mostra quindi un panorama musicale in grande fermento: da una parte l’innovazione rappresentata da Jovanotti, che apriva nuove strade sonore e culturali, legandosi a un immaginario internazionale fatto di videoclip e culture giovanili globalizzate; dall’altra la solidità di artisti affermati come Bennato, capaci di reinterpretare con intelligenza i temi della società italiana. In quell’anno la canzone italiana si muoveva in equilibrio tra sperimentazione e continuità, tra apertura al mondo e radici nazionali, una combinazione di fattori che ha caratterizzato in modo inconfondibile la fine degli anni Ottanta.

Scrivi una risposta a Il 1989: L’anno di cadute e nuovi inizi – Michela Moramarco Cancella risposta