Utopia è il nome d’arte di Samuele Galato. Classe 2001 pubblica a ottobre 2026 l’album “Spleen”, nove tracce dall’attitudine punk e dalle sonorità pop rock, in cui si racconta il disagio di una generazione, cresciuta all’ombra di aspettative irrealistiche e che sceglie di far sentire la propria voce. Dal titolo del disco è chiara l’influenza letteraria: di viaggia da Baudelaire a Kafka passando per suoni e riferimenti pop ma senza scadere nel citazionismo. L’artista ha risposto alle mie curiosità sul progetto.
Spleen è il tuo album d’esordio, il cui titolo racchiude un mondo in una sola parola. Nove tracce in cui il disagio non significa resa, in un album che potremmo definire un racconto generazionale. Come è andato il processo di scrittura dei testi?
È nato tutto dalla scrittura dei testi dei brani, su cui ho trovato un filo conduttore, connesso alla malinconia e alla monotonia quotidiana: la prima cosa a cui ho pensato è stata la parola spleen, che deriva dall’opera “I fiori del male” di Baudelaire, dal concetto di arte e di corruzione della società dell’epoca. Lo spleen per me è un simbolo che rappresenta a pieno i brani del disco. In questo caso la narrazione dei brani mi ha portato proprio a questa parola, non avrei saputo trovarne una più precisa e più descrittiva.
Come è andato il processo creativo di scrittura?
Inizio a scrivere i brani guardandomi attorno, in quello che mi succede quotidianamente, osservando varie figure, il capo a lavoro, il vicino di casa e inizio a descriverli in modo ironico. Questo filo di ironia è un elemento in contrapposizione con la poetica pura dello spleen, che in generale considero più che un punto di arrivo, una leva di riscatto.
Parleresti di album concettuale?
Sì, soprattutto perché ci sono elementi di critica sociale e poi, in riferimento al mio nome d’arte, perché parlo di un mondo che potrebbe funzionare diversamente invece non lo fa, in modo forse grottesco. Mi diverto molto.
Questo album potrebbe rappresentare la voce di una generazione? Credi che i tuoi ascoltatori possano identificarsi in questo immaginario?
Sì, con brani come “Anime rotte”, che si pone come coro giovanile di rabbia, dal momento in cui spesso non ci sentiamo compresi dalle generazioni precedenti. L’elemento condivisibile è nella title track “Spleen”, ovvero il sentimento di alienazione, per una vita passata a lavorare a fare ciò che non ci piace, e renderci conto a fine giornata di aver perso noi stessi e di non sentire più il motivo per cui andare avanti in una società che ti impone determinate regole. Ma a prescindere dall’età, vedendo anche dei riscontri che ho sui social o di persona dai miei ascoltatori, questo è un tema condiviso da molti.
Come vivi la dimensione live e qual è il tuo rapporto con il pubblico?
Utilizzo i social per arrivare a più persone possibili, sono un ottimo mezzo di comunicazione. Per me sono un gioco, e spesso li trovo divertenti. Ho creato dei piccoli video trailer del progetto e che contribuiscono a costruire l’identità del progetto. In generale, mi piace anche avere un contatto diretto con le persone che mi ascoltano, dai live che sono per me il momento più bello per un artista. È bello confrontarsi con le persone. Ne ho bisogno, come artista e come essere umano, oltre le logiche dei numeri.
A livello di suoni, mescoli un pop rock con un’attitudine punk. Come è possibile rendere coerente l’immaginario sonoro, comunicativo e visuale di un artista in cui l’attenzione è il vero campo di gioco? E quali sono gli ascolti e gli artisti che hanno caratterizzato la tua formazione umana e professionale?
Sono cresciuto ascoltando Blink 182, Offspring, Sum 41, Green Day. Per me che non ho potuto vivere a pieno l’ondata MTV, Youtube è stata la scoperta di tutto. Sono partito da qui per andare a ritroso e scoprire cos’è il punk e tante altre cose. Il punk è una delle forme migliori di espressione, in questo album provo a renderlo mio, mescolando attitudine indie e suoni pop.
Mi racconti della traccia “Stupido”?
È una traccia un po’ alternativa, ma c’è del punk anche lì. Non mi confino dentro una determinata etichetta. Il beat è up-tempo e c’è un riferimento kafkiano alle Metamorfosi, ovvero di quando il protagonista si sveglia con le sembianze da scarafaggio ma il suo primo pensiero è come andare a lavoro. Per me è un’immagine evocativa di quello che voglio raccontare in questo album.
Quali sono invece gli ascolti e le influenze artistiche in italiano?
Ho ascoltato i Finley ma ho apprezzato anche certe ondate rap, Salmo è un nome tra gli altri, insieme a Nitro. Allargando il raggio, menzionerei i Sick Tamburo e i Prozac+.
Quali sono le tue prospettive sul futuro?
Mi piacerebbe creare un mio collettivo artistico, oltre che organizzare delle date live per un tour estivo: ne sarei contento perché significherebbe che alle persone sta arrivando il mio messaggio.

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